ritratti

Scrivi scrivi che l’ignoranza assunta con metodica prescrizione da medicinale quale eroina, televisione, ozio, hanno impedito il riscatto di chi come te poteva sovvertire un sistema comatoso oramai consunto da un’anzianità di intenti non solo anagrafica. Da una arterosclerosi conclamata e da accanimento terapeutico assistita. Scrivi scrivi maestro recuperato dallo yoga che inforna patologici personaggi al mestiere analogo dell’illusione mistica dello sfruttamento del trascendente. Scrivi scrivi analfabeta sordo spietato corteggiatore degli angeli che del loro sangue ancora ti fanno vivere.

Dedico a Pino e al suo innamorato amore per le incarnazioni più semplici e grandiose della natura la “madre mammifera “ come alla Borgeois per la sua meticolosa e indecorosa ricerca clinica, grande madre, per fortuna nonna. A Tano tanti tentativi e uno forse uno, finalmente riuscito “innocenzo spettatore”, per la sua fotografica scansione del colore, per l’eleganza italiana e opaca dei suoi fondi, non Tano pop ma Tano panzone e apostolico, signore tutto romano, un papa ancora nella stirpe per te e per chi ci ha preceduto sempre. Dedico con reverenza perché probabilmente non gradirebbe a de Dominicis il mio autoritratto e con questo tutto quel che di più intimo e indecifrabile a lui devo e dovrò ancora affrontare. A Schifano con tutta la rabbia per la sua smaniosa foga e leggera sfrontatezza la doccia e il video che mi permette di non dover ricorrere a dosi massicce di colore che non posso.

 

Ilaria sa. Lei sola ha l’indicazione corretta, corredata da specificazioni circostanziali dettagliatissime. da darti sempre, vigile ferma anche impassibile. Rosa chiaro, piccole, sono le ballerine di camoscio che porta come la sua stessa carnagione da infante. Dalla testa ai piedi comunica uno stesso coerente tono che profuma di talco fragola e latte di compostezza deodorata, di metodica cura del proprio essere corretto. Non ti molla con lo guardo. Vigile, pronta come una telecamera “oggi non sono accese le usano per il personale, quando decidono di mandarti via”.

Anche Angelo sa quando può e quando non può accomodarsi all’ultimo tavolo in fondo e sorseggiare in plastica il suo bicchierino. Ma allinea sempre e sempre alla stessa perfetta distanza le sedie ai tavoli su una perfetta linea retta che non perde mai di vista. Dipende dall’aria che tira da che ore sono da chi serve ai tavoli da un cenno o meno del capo di Ilaria che passi o meno qualche ora a guardarsi le sedie impettite e schierate al suo comando.

Chi non sa proprio mai nulla è lui