Roma 19.11.2005

 Ilaria sa. Lei sola ha l’indicazione corretta, corredata da specificazioni circostanziali dettagliatissime. da darti sempre, vigile ferma anche impassibile. Rosa chiaro, piccole, sono le ballerine di camoscio che porta come la sua stessa carnagione da infante. Dalla testa ai piedi comunica uno stesso coerente tono che profuma di talco fragola e latte di compostezza deodorata, di metodica cura del proprio essere corretto. Non ti molla con lo guardo. Vigile, pronta come una telecamera “oggi non sono accese le usano per il personale, quando decidono di mandarti via”. Anche Angelo sa quando può e quando non può accomodarsi all’ultimo tavolo in fondo e sorseggiare in plastica il suo bicchierino. Ma allinea sempre e sempre alla stessa perfetta distanza le sedie ai tavoli su una perfetta linea retta che non perde mai di vista. Dipende dall’aria che tira e da che ore sono, da chi serve ai tavoli, da un cenno o meno del capo di Ilaria che passi o meno qualche ora a guardarsi le sedie impettite e schierate al suo comando.

Chi non sa proprio mai nulla è lui

Scrivi scrivi che l’ignoranza assunta con metodica prescrizione da medicinale quale eroina, televisione, ozio, hanno impedito il riscatto di chi come te poteva sovvertire un sistema comatoso oramai consunto da un’anzianità di intenti non solo anagrafica. Da una arterosclerosi conclamata e da accanimento terapeutico assistita. Scrivi scrivi maestro recuperato dallo yoga che inforna patologici personaggi al mestiere analogo dell’illusione mistica dello sfruttamento del trascendente. Scrivi scrivi analfabeta sordo spietato corteggiatore degli angeli che del loro sangue ancora ti fanno vivere.

—-

chi pensi di essere tu
uomo triste
da ridere di me

tu sai della mia tristezza solo la buffa smorfia
che scelgo in me
per far ridere te

sollazzati altrove

e lasciami piangere al canto che non conosce smorfie
che leggero mi salta nel petto